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Nel parco Astarita sull’isola di Capri

Una curiosità sull’isola di Capri (con bellissime immagini): video con esercizi di comprensione e lessico. Livello B2.

  1. Guarda e ascolta da 3:28 a  4:20

1. a. Indica se le affermazioni sono vere o false 

2. Guarda e ascolta da 4:54 a 6:20

2. a.  Indica se le affermazioni sono vere o false 

3. Guarda e ascolta da 6:20 a 7:26

3. a.  Indica se le affermazioni sono vere o false

4. Guarda e ascolta da 7:27 alla fine

4. a. Indica se le affermazioni sono vere o false

Di seguito la trascrizone del contenuto del video

Da 3:28 a  4:20 

“Pensate, qui di solito le telecamere non vengono, eppure siamo in uno dei luoghi più famosi e fotografati del mondo, cioè Capri. Siamo nel Parco Astarita, prende questo nome da un mecenate che negli anni ‘20, Mario Astarita, ha trasformato questo luogo impervio in un luogo di pace, visitabile, con questi camminamenti, queste scale e voi vi trovate di fronte a una scenografia pazzesca, ma soprattutto ha il merito di aver trasformato questo luogo in una sorta di tela dell’anima sulla quale ognuno di noi dipinge qualcosa o scrive una poesia. Questo luogo veramente è uno dei più suggestivi che voi possiate trovare.”  

Da  4:54 a 6:20 

“Prima di Astarita sono stati, ovviamente,  in tanti ad abitare qui a Capri e a lasciare un segno della loro presenza e anche della loro civiltà. Ne abbiamo proprio un esempio lassù, bene… la vedete quella struttura? Quella è una torre di segnalazione di epoca romana.

L’isola di Capri è stata abitata fin dal paleolitico, ma è con l’antichità, con i Greci, con i Romani che assume una grande importanza… perché? Beh, il motivo è molto semplice.

I primi passi nella storia del Mediterraneo vengono soprattutto dalla parte orientale, pensate all’Egeo, alla Grecia, ma anche al Medio Oriente, ai Fenici e poi agli Egizi. 

Quindi le navi, quando venivano in Italia, venivano essenzialmente dal sud, soprattutto agli inizi, dall’oriente e quindi risalivano la costa e, lungo il Tirreno arrivavano qui, nel golfo di Napoli, verso POzzuoli soprattutto al tempo dei Romani… perché? Perché poi da lì potevano andare a Roma. Quindi questo stretto, compreso tra l’isola di Capri e la penisola sorrentina, era un passaggio obbligato.” 

Da   6:20  a 7:26

“Ecco perché Augusto ha fatto costruire un grande faro e a questa quota a più di 300 metri d’altezza, era visibile lontanissimo, era come un punto di riferimento per le navi in navigazione. E la cosa interessante è che i Greci avevano  invece realizzato proprio lì, sulla Punta Campanella, un santuario dedicato ad Atena. 

Quindi ad accogliere e proteggere le navi c’era un faro, la tecnologia dell’epoca,  e una divinità, la religione dell’epoca. Ma bisogna dire che poi a rendere quest’isola molto famosa è stato un altro imperatore, vissuto dopo Augusto, Tiberio. 

Fece costruire, pare, addirittura una dozzina di grandi ville e, soprattutto, si trasferì qui in pianta stabile, lontano dagli intrighi di Roma, del Senato, della corte…ma come faceva a dialogare con il resto del mondo, con Roma e col Senato? “

Da  7:27 alla fine 

“Beh… con un sistema sorprendente. Questi fari che fungevano anche da torri di avvistamento, strutture simili a queste erano utilizzate anche per la segnalazione, cioè mandavano dei segnali luminosi  con vari sistemi, per esempio con degli specchi, con delle luci interne, un po’ come facevano appunto i fari e arrivavano alla costa.  

E lì il segnale veniva ripetuto a un’altra torre e poi a un’altra ancora, insomma con questo sistema di staffetta il messaggio, basato su dei codici luminosi, arrivava fino a Roma. Si può dire che l’imperatore era in contatto con il Senato attraverso dei messaggi che viaggiavano alla velocità della luce. ..ma insomma su Tiberio si sono dette tante cose e tutti sanno che forse delle dodici ville che costruì quella più famosa si trova proprio qui, Villa Iovis. 

Questo edificio oggi è noto come Villa Iovis e si innalza nella parte orientale di Capri, in posizione dominante su un promontorio, pensate, alto 334 metri. Dall’alto di questa villa lo sguardo degli imperatori poteva davvero spaziare in tutto il golfo di Napoli, ma anche in quello di Salerno. E da qui ammirando l’azzurro del mare, si poteva evocare il mitico canto…”